Il bello è che Flatlandia l’ho scoperto nel posto meno letterario possibile. Ero a una lezione del percorso Machine Learning Engineer di Data Masters e un docente cercava di spiegarci vettori, matrici e tensori. Roba da matematici e da nerd come me. Per renderli più comprensibili ha tirato fuori un romanzo del 1884, Flatlandia appunto, che ti consiglio vivamente di leggere. Mi ha sorpreso così tanto che, finita la lezione, sono corso a comprarlo. La sera stessa ho iniziato a leggerlo e ho trovato una frase che mi ha acceso tutte le lampadine che avevo in testa.
L’ho sottolineata subito perché mi ci sono riconosciuto e, secondo me, capita a molti di noi. Quando scorriamo titoli, grafici e post, finiamo per prendere una linea per l’intera moneta, senza chiederci se manchi un pezzo o se qualcuno abbia scelto con cura che cosa mostrarci e che cosa lasciare fuori. Cambiamo posizione, allora. Quanto cambia ciò che consideriamo vero quando lo guardiamo da un altro punto?
Chissà quante volte hai aperto LinkedIn e pensato che tutti avessero già capito qualcosa tranne te. A me è successo di nuovo qualche settimana fa e, invece di lasciar correre, ho messo quel pensiero alla prova. Nel feed compare una grafica che promette otto skill di Claude per costruire una strategia SEO. Otto skill e la strategia è pronta. Comodo, no? Per mezzo secondo il mio cervello ha fatto il suo solito numero. Perfetto, sono già indietro. Poi ho salvato lo screenshot, l’ho inviato a ChatGPT e ho scritto soltanto: “Quanto è vero?” La risposta è stata più divertente del previsto. Il post era “molto vero come concetto” e parecchio “LinkedIn-izzato nella promessa”. Un’espressione che, lo ammetto, mi piacerebbe incorniciare. Tradotto dal LinkedIn-ese, le skill di Claude esistono e aiutano il modello a svolgere meglio un compito. Possono velocizzare un’analisi, mentre la strategia dipende ancora dal problema che dobbiamo risolvere, dalle priorità e da ciò che scegliamo di misurare. Il titolo aveva fatto il suo gioco di prestigio e, mentre mostrava il risultato, faceva sparire il lavoro. Prendere per buona anche la risposta di ChatGPT sarebbe stato un modo piuttosto curioso di allenare il senso critico, così ho inviato lo stesso screenshot, con la stessa domanda, a un secondo modello: quando le due letture si avvicinano ho un indizio in più, quando prendono strade diverse so dove concentrare la verifica. Poi apro le fonti e decido io.
Il salto da un post SEO alle dichiarazioni dei CEO dell’AI sembra enorme. Anche in quel caso, però, un titolo può mostrarci soltanto una parte della moneta.
Da giorni si parla di Dario Amodei, CEO di Anthropic, che ha chiesto di rallentare i modelli più avanzati. Ci sono arrivato attraverso questo articolo de Il Post e ho dovuto rileggere il passaggio: una delle persone che più sta accelerando l’AI ci chiede di premere il freno. All’inizio mi ha quasi rassicurato. Poi ho girato la moneta. Le aziende che ci avvertono del pericolo sono le stesse che costruiscono le AI e possiedono i dati necessari per misurarne i rischi.
Su questo ho pochi dubbi. Quando un sistema può agire più velocemente di quanto riusciamo a verificarlo, rallentare ha senso. La richiesta diventa credibile quando verifiche indipendenti e incidenti resi pubblici ci permettono di guardare anche l’altra faccia della moneta. In fondo, persino un allarme dipende dal punto dal quale viene raccontato.
La promessa di farci risparmiare tempo la conoscono bene anche i motori di ricerca. Hanno sempre ordinato le informazioni per noi. Oggi, però, devono farlo mentre testi, immagini e video possono essere prodotti in quantità industriale, con l’unico obiettivo di conquistare una posizione e attirare un clic. Il rischio è impiegare più tempo per raggiungere una fonte originale o un contenuto scritto per essere utile. Due progetti affrontano questa sovrapproduzione da direzioni opposte.
Guardando queste due strade, ho pensato a Subliqua. Il luogo in cui pubblichiamo cambia il rapporto che possiamo costruire con chi legge. Nell’ultimo anno e mezzo ho visto moltissime newsletter trasferirsi su Substack, dove sicuramente la comunità e gli strumenti sono già “pronti”, e non nascondo che la tentazione c’è stata. Sarebbe stato comodo. Poi ho guardato il sito, il blog e tutto il lavoro che ho fatto nel tempo per tenerli vivi e mi sono detto: “Perché fare le valigie adesso?” Ho scelto di restare a casa mia. La landing, la mailing list e gli invii vivono nello spazio che ho costruito per Subliqua. Qui posso parlare direttamente con chi ha scelto di leggermi, decidere come far crescere il progetto e cambiare quando mi pare. Soprattutto, qui non devo convincere un algoritmo. Devo guadagnarmi il tuo interesse, mica poco. Ora, la moneta puoi rimetterla in tasca. Da domani, però, quando qualcuno proverà a venderti una linea per un cerchio intero, almeno saprai che cosa stai comprando.
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Uscito il 24 settembre 2026 Ricevi il prossimo numero Una volta al mese, un tema scavato sotto la superficie. Niente altro. Iscriviti a Subliqua |